Un cambio di paradigma storico, ci insegna Kung, abbraccia decenni, anche secoli. La visione della cristianità da parte di un cristiano è soggetta all'assolutismo della speranza nella relatività della storia dove esso vive, immerso.
A noi ci è data la possibilità di vivere durante gli albori di un futuro cambio di paradigma, pertanto bisogna mettersi in testa che la confusione storica c'è e ci sarà ancora per molto.
Mi piace pensare che l'uomo è come sull'orlo di un baratro. Davanti a lui una luce -lontana e potente – che osserva, cercando di scorgerne i particolari. Non potendosi avvicinare, l'uomo si sposta di lato (indietro mai, fosse anche per il principio di entropia) e ad ogni spostamento vede in una nuova prospettiva la luce, la quale pare che muti, pur restando quella che è.
Dio non ricatta, ma credo sia certo che si è abituati al ricatto dell'uomo che parla di Dio ad altro uomo.
E non credo sia più possibile perpetrare questa dottrina.
E' giusto non dimenticare nessun messaggio evangelico, ma il "problema" credo sia con quale messaggio iniziare a far breccia nella storia in questo periodo storico. Sono tempi senza speranza, il messaggio principe non può che essere la speranza.
Di teologi immani come Agostino non se ne vede l'ombra in questo periodo. O forse si, ma solo la revisione storica potrà dirlo.
O forse bisogna solo sperare che debba ancora nascere un nuovo teologo talmente straordinario che riesca nell'impresa di ridefinire il panorama teologico generale pur mantenendo alcuni principi cardinali fissi. Uno che apra a culture differenti dall'ellenismo greco e il diritto latino su cui ci siamo basati finora nel (ri)leggere la luce; che comprenda l'enormità del baratro che la scienza ha scoperchiato e ne faccia tesoro, rilanciando l'uomo per l'uomo! – Riprendendo l'immagine di prima è come se la scienza illuminasse il baratro e l'uomo attonito scoprisse che la realtà che sta davanti a lui è senza fondo, a tratti comprensibile eppure sfuggente. E la luce in lontananza, che chiama. -
Ragazzi, la scienza oggi è arrivata a punte talmente estreme da aver ridisegnato l'intero asse su cui poggiano le sicurezze umane!
Come può la teologia ufficiale non tenerne conto?!
Principio di indeterminazione, Godel, Infinito di Cantor, quantistica, relatività, ricerca della GUT, principio antropico, entropia.
Queste sono le domande che attendono il futuro paradigma.
Oggi non esiste un Agostino perché con la specializzazione di oggi forse nemmeno un Agostino riuscirebbe a capirci qualcosa. Forse è davvero l'entropia di cui parlavo prima.
Servono teologici scienziati che parlino di scienza SAPENDO cosa è la scienza e cioè significa FACENDOLA, VIVENDOLA! Teologi che esulino dalla cultura e razionalità europea e aprano al mondo la speranza cristiana, ma che nel contempo (ri)conoscano benissimo il paradigma latino che ancora vive all'interno della visione cristiana odierna. E sono 2 caratteristiche minime di un super-uomo che dovrebbe ridisegnare il paradigma…
E tutto questo mi fa capire che oggi il mondo è talmente complesso che UN uomo solo non può arrivare a tanto, naturalmente.
Serve collegialità e obiettivi. Unione di intenti. E tempo.
Tanto tempo.
Ci è concesso questo, di tempo. Io ne sono felice, nonostante tutto. E ringrazio.
Buon viaggio.
E ancora:
La rivelazione ha parole nette e precise? Oppure ci si affida ad un Magistero proprio perché i confini di tale rivelazione sono talmente sfumati che ogni uomo potrebbe farsi la propria religione? D'altra parte esistono o no chiese fra loro molto simili eppure diverse che pretendono d'avere al centro la figura di Cristo?
La scienza non intacca Dio, nulla intacca Dio! La scienza intacca la visione UMANA dell'opera di Dio visibile e palpabile. E l'uomo può sentirsi amato perché sa di essere al centro di un universo che ruota intorno a lui, o perduto di fronte all'incommensurabile vuoto dell'infinito universo finito del quale lui non è che la somma di atomi stellari che rispondono a logiche probabilistiche!
E questa non è che un nuovo sentimento, una nuova richiesta teologica che deriva da un cambio scientifico.
Senza una teologia che prenda in seria considerazione alcune scoperte scientifiche e soprattutto quello che queste scoperte SQUARCIANO nell'animo umano, si lascia spazio agli scienziati di fare cosmogonia, con il risultato (che è sotto gli occhi di tutti) di far nascere una religione della scienza.
Panikkar (che fu chimico e fisico) metteva in guardia da una cosmogonia scientifica. Non è scienza passare dall'equazione ad esprimere una teologia escatologica (come Hawking con i suoi buchi neri che evaporano da sempre fa). Ma il mondo di oggi ha questi confini sfumati, confusi. I concetti sono tanti insiemi che si intersecano e l'uomo, in questo mare, annega non potendo avere certo la visione oggettiva del tutto.
E il bello non è che serve SOLO una teologia della scienza.
Quella è solo una parte del tutto che servirebbe per ripristinare un tentativo di ordine logico.
Non per niente c'è chi rinuncia completamente alla logica e arriva a dire "il cristiano del domani o sarà mistico o non sarà" (sempre Panikkar citato da Rainer)
E questo significa il completo abbandono del paradigma teologico finora seguito, quello della spiegazione logica e razionale – umana – dei segreti della rivelazione (splendido ossimoro).
Ma chi lo sa come sarà il domani!
La storia non si fa con i se e, aggiungo io, nemmeno con i se fosse.
Viviamo agli albori di un cambio di paradigma. Che bello, no?
Questo post non mi affascina per niente… Non c'è profondità di possesso nelle affermazioni e negli affondi teologici che lei fa.
Innanzittutto,per me, è sempre segno di debole impostazione l'abbattimento di un'assolutezza (in questo caso della storia cristiana) chiamando in causa la relatività/relativizzazione (che, ahimè poi, si erge a sua volta, ad assolutezza). Forse è difficile è mantenere un reale atteggiamento relativo su tutte le cose…
"Dio non ricatta, ma credo sia certo che si è abituati al ricatto dell'uomo che parla di Dio ad altro uomo. E non credo sia più possibile perpetrare questa dottrina"
Se stiamo parlando del Dio soggetto dell'esperienza cristiana allora, mi permetto, è vera solo la prima frase: "Dio non ricatta". Il resto sono affermazioni senza sostegno. Che l'uomo abbia abusato e abusi di Dio per abusare dell'uomo fa parte della storia dell'uomo stesso, del suo libero arbitrio che arriva a poter perverire anche ciò che, per natura, è bello e sublime come un Dio, un amore, un altro uomo, l'intelligenza,ecc…
Ma questa possibilità ed eventualità che è in mano all'uomo la si eriga a dottrina è, secondo me, completamente errato. Innanzitutto perchè quando si parla di fede la "dottrina" è solo un elemento di essa. Più correttamente si dovrebbe parlare di esperienza. Come l'amore, la giustizia, la bellezza,la verità, l'amicizia… tutte queste realtà hanno un impianto "dottrinale"? Si, ognuno di noi probabilmente ha un'idea propriamente sua o mutuata da altri di tutti questi aspetti ma poi uno deve "incarnarli" nella propria vita. Questa è la dinamica dell'uomo che vive. L'esperienza ingloba la teoria in un circolo virtuoso: la prima senza la seconda sarebbe un girovagare a tentoni per il mondo senza un'idea chiara di cosa voler cercare; la seconda senza la prima sarebbe una vita monca e schiava della paura.
E' doveroso, per me, sottolineare che ciò che è da stigmatizzare è l'abuso di Dio che l'uomo ne può fare ma non certo la modalità. Credo fosse san Bernardo (non ho il tempo per approfondire ora) che usò quella bella espressione che bene riassume l'evento di Gesù Cristo: "Dio ha scelto di salvare l'uomo attraverso l'uomo" . Questo è impossibile da eliminare, cioè che un uomo parli ad un altro uomo. Questa è la modalità per eccellenza (quindi non l'unica ma di certo la più pesante nell'incidenza della storia di ogni uomo) che Dio sembra aver scelto.
Sulla colleggialità mi trova d'accordo ma la provoco: cominci lei seriemente a porsi in atteggiamento realmente colleggiale. Innazitutto guardandosi attorno perchè Dio, per la storia che ci è data da guardare, non ha mai lasciato nessuna epoca storica, nemmeno le più buie, senza uomini profetici che sapessere gettare fasci di luce sulla storia e sull'uomo. E poi legga, studi, dia cibo a queste esigenze e domande che si trovi addosso. Contribuisca con serietà a queste faccende. Ovviamente se le interessano. Se era solo uno sfogo, uno sfoggio culturale -scusi la schiettezza-, riservi questi pensieri alla cerchia dei suoi amici. Giusto ieri sentivo richiamata una famosa frase di Paolo VI "Non abbiamo bisogno di maestri ma di testimoni". E credo che anche in campo culturale (nel senso più generale) ci sia bisogno di uomini che siano seriamente impegnati con le esigenze che li animano e che offrano al mondo non un saggio di nozioni culturali, ma il risultato di una ricerca seria e personale.Testimoni umili e ricchi, e non maestrini dalla penna rossa.
Ultima cosa: "Non per niente c'è chi rinuncia completamente alla logica e arriva adire "il cristiano di domani o sarà mistico o non sarà" la citazione è di Rahner (non Rainer). Qui non mi dilungo ma la provoco un'altra volta: per favore, non s'abbassi a svendere quell'idea banale, superficiale e gretta di mistica come "assenza di ragionevolezza", come fosse una fuga dalla realtà. Per favore, almeno legga, si faccia consigliare ma non scivoli anche lei in queste conclusioni degne delle campagne denigratorie dei secoli illuminati verso il Cristianesimo .
Sperando di non aver esagerato,
buon proseguimento nel suo percorso.
Beh, io non posso che ringraziarla per avermi risposto tanto lungamente su un post che non aveva (ne potrebbe avere) pretese di essere la "verità". Anzi, nel suo scritto trovo dei binari precisi dai quali intraprendere un eventuale cammino. E sono binari che partono dalla radura che ho creato io, (molto) probabilmente facendo terra bruciata di molti alberi da frutto!
Di questo io non posso che ringraziarla! Di aver cercato comunque di comprendere il mio pensiero e di cercare di guidarlo partendo da questo; guidare ME!
Per quanto riguarda il "ricatto" il discorso era effettivamente molto più banale di quanto il mio scritto potrebbe far supporre; principalmente direi che una dottrina "per adulti" debba contenere la possibilità di dialogo, la possiblità di fare terra bruciata di alberi da frutto senza per questo essere tacciati di aver peccato contro il magistero; tutt'al più di aver "peccato" soprattutto contro la propria intelligenza.
Cioè a me il suo scritto mi sprona a non rendermi più ignorante di quello che sono, a guardare bene la radura e comprendere quanti frutti ho bruciato e da quelli/con quelli avanzare.
Che Dio abbia scelto l'uomo per salvare l'uomo è una delle mie speranze che mi fanno rivalutare l'uomo stesso.
Che poi il mio scritto sembra redatto da un maestrino credo derivi dai limiti della comunicazione scritta su web. Se mi sentisse dal vivo fare queste considerazioni, sentirebbe il fremito del dubbio in ogni lettera e certamente avrebbe forse risposto in maniera simile, ma con – citandola – meno "esagerazione".
Ma di questa forza, esagerazione, io non devo che ringraziare. Di nuovo.
Sul fatto di essere testimoni, beh, ha ragione.
Il problema è che mi sprona su un lato pratico che naturalmente via web non potrà mai essere delineato, ma che – glielo assicuro – è l'unico lato che sento veramente cristiano del mio essere. Se comunque le riesce di essere più chiaro su questo punto, al di là del mio scritto, mi sarebbe di grande aiuto.
Infine la mistica.
Al di là di Rahner (mi scuso dell'errore) che poi sembra aver ripreso una frase di Panikkar (da un intervista), in realtà io non so cosa sia. Ho una vaga idea, ma mi manca completamente, totalmente la pratica. E questo si paga.
E le dico la verità, fra tutte le cose che mi mancano della sfera spirituale, quella propriamente mistica – o meglio quella sfera che io definisco mistica e forse sono già in errore – mi manca.
Sono semplicemente un uomo che ha deciso di dire basta al suo essere agnostico perché in realtà la vita gli ha concesso finora la possibilità di esserlo, studiando, approfondendo e dando anima e corpo a ben altro.
Anche se quel ben altro sono cose estremamente importanti come la musica, la famiglia e i figli.
E qualcosa dentro di me mi suggerisce che in fondo il vero cammino non può che cominciare da queste tre cose. Solo che in pratica, nella radura, non vedo binari seri.
Si, mi serve un padre spirituale
Grazie ancora!
yours
MAURO
Il testamento di Kubrick è : fuck.
E Dio disse: andate e Moltiplicatevi – Ancora perchè Lui la sa più lunga di qualsiasi libro, teologo e barbabietola : fuck.
Yours
Fuck.
Beh… sono contenta che i miei toni non l’abbiano infastidita: son ben cosciente dei limiti del web ma val la pena osare.
Mi permetto di lasciarle qualche titolo di libri che, in me, hanno inciso molto e mi sembra possano toccare alcuni aspetti da lei sfiorati.
Non so se ha dimestichezza con un pò di filosofia, comunque…
Ps. Non le dico nulla sui libri, troppo riduttivo. Se le interesseranno, avrà certamente occhi per cogliere. E poi l’augurio è che non sia prevenuto verso gli autori…
- “Gesù e la Samaritana” di Divo Barsotti
- “Oscar e la dama in rosa” Eric Emmanuel Schmitt
- “Diario di un agnostico” Leo Moulin (credo ormai impossibile da reperire in commercio, forse nelle biblioteche a scala nazionale)
- “I quattro amori” di C. S. Lewis
- “Perchè sono cattolico” Chesterton
- “Meditazioni sulla Chiesa” Henri de Lubac
- “Il senso religioso” di Luigi Giussani
- “ALl’orgine della pretesa cristiana” di Luigi Giussani
Le chiedo di non pubblicare questo post: se splinder dà la possibilità di “incontrarsi”, lasciamo però che un minimo di intimità rimanga. Tenga questo per lei. Se poi si rivelerà utile allora, a sua volta, riproponga.
Ha ragione nel dir che le cose più importanti sono famiglia, figli e musica…ma non ha visto male nel ritagliarsi del tempo per crescere spiritualmente: le “cose” della nostra vita, soprattutto quelle più care, sono permeate da ciò che siamo. E se lei desidera divenire più bello (mi passi quest’espressione che oggi suona banale ma vorrebbe esprimere la nobiltà dell’animo umano), più belle diverranno le cose attorno a lei. Già dal modo diverso con cui le guarderà. Senta cosa dice Saint-Exupery tratto da “Cittadella”:
“Conosco degli uomini che sentono il bisogno del mare e lo cercano al passo lento della loro carovana. Costoro, quando giungono sul promontorio dal quale dominano quella vasta e profonda distesa, respirando l’acre odore del sale e restando estasiati davanti a uno spettacolo che non serve a nulla in quel momento, perché il mare non si può afferrare. Ma dentro il loro cuore sono purgati dalla schiavitù delle cose meschine. Forse essi osservano nauseati, come dalle sbarre di una prigione, il bricco, gli utensili da cucina, le lagnanze delle mogli, la ganga quotidiana che può essere un volto letto in trasparenza e costruire l’essenza delle cose, ma che talvolta diventa una pesante tomba e li imprigiona. Allora essi fanno provvista di vastità e riportano nelle loro case la beatitudine che vi hanno trovata. E la casa non è più la stessa perché in qualche luogo esiste una pianura sul far del giorno e il mare. Perché tutto si apre su qualcosa di più vasto di noi. Tutto diviene sentiero, strada e finestra su qualcosa che è diverso da noi”.
Si faccia la sua provvista di vastità. E poi, dopo i libri, non perda la costanza di cercare volti e vite che sono innamorati di questo Dio.
Buon proseguimento.
Per paura di perdere nei meandri di splinder oramai in decadenza il commento sopra riportato, l’ho pubblicato dopo mesi di lettura privata. Ho cominciato a leggere alcuni dei libri li elencati, trovandoli effettivamente strepitosi.
Grazie.