Tutto qui, niente di più.
03 giovedì mar 2011
Posted in lezioni varie, pasticceria pasquale
03 giovedì mar 2011
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26 venerdì feb 2010
Posted in lezioni varie, marco tonini
"Lo strumento voce, così come il suo potenziale, è poco conosciuto. Ma il suo approfondimento non dovrebbe essere riservato esclusivamente a professionisti del settore; è patrimonio di chiunque. Il potere consapevole del suono vocale non si spaccia per elisir di lunga vita, cura o religione, ma può divenire un ottimo strumento introspettivo per una più profonda conoscenza interiore.
A tal fine in questo seminario tratteremo di alcuni elementi di acustica, indispensabili per poter assimilare aspetti sempre più affascinanti e misteriosi dell’emissione vocale, e in particolare del CANTO ARMONICO.
Comprendere le caratteristiche del suono vocale:
- il timbro, l’altezza, l’intensità, i suoni armonici, le formanti … utilizzo delle tecnologie informatiche:
- per l’analisi timbrica del suono vocale e del canto armonico, mediante la visualizzazione a video di spettrogrammi e sonogrammi vocali sperimentazione mirata:
- per riscoprire il piacere della propria voce, aumentare la creatività, raggiungere livelli di profonda quiete che mirano all’interruzione del dialogo interno"
Questa la presentazione del nuovo workshop targato Marco Tonini e Roberto Laneri in quel di Verona.
Qui la brochure di presentazione.
Qui il consiglio: merita.
08 venerdì feb 2008
Posted in agenda musicale, lezioni varie, minstrel
Le cose si stanno sommando, come al solito, tutte insieme.
Oggi terzo incontro dedicato all’armonia con gli scalmanati
Questo il link della dispensina:
http://minstrel.altervista.org/blog/TERZO%20INCONTRO.pdf
Intanto sul Forum di Michele Vacchiano sta nascendo una collaborazione fra il sottoscritto, in veste di compositore (risate garantite) e molti dei fotografi, sodali dello stesso forum. Un progetto artistico con finalità ludiche, ma assolutamente auliche. Vi farò sapere a tempo debito di cosa si tratta e di come si sta evolvendo la faccenda.
I Minstrel procedono maledettamete bene! Il mixing della prima canzone è pressochè concluso e la seconda, dpo l’esperienza maturata, ha preso corpo in una sola seduta al banco. Insomma, aspettatevi la bomba, visto i consensi insperati avuti da coloro a cui abbiamo fatto ascoltare l’antemprima dl mix.
I Comici&Cosmetici oramai mi hanno preso come mascotte. Oltre a Teseo in "Sogno di una notte di mezza estate", recito e canto (musica antica) in una piece redatta da Luciano Ceresoli e ho da scrivere alcune parti musicali (che poi dovrò cantare in scena) in "Io, la morte", scritto comico per la regia di Luca Beccarelli.
Insomma… cosa non si fa per tenere il cervello occupato e non pensare a dove sta andando l’Italia…
A presto e grazie a tutti delle visite. Appena potrò riprenderò il consueto giro nelle vostre maison virtuali.
31 giovedì gen 2008
Posted in arte, lezioni varie, miscellanea musicale
Copio e incollo gli appunti che distribuirò agi alunni domani pomeriggio nel corso del secondo incontro sulle "Dimensioni della musica e il loro utilizzo da parte di un compositore per esprimere sé stesso". La lezione sarà finalizzata alla comprensione delle dinamiche di una melodia e la sua inscindibilità con la dimensione ritmica.
II° INCONTRO
1 FEBBRAIO 2008
Due componenti fondamentali per la strutturazione musicale sono pressoché inscindibili. Una melodia si sviluppa sul ritmo e senza questo essa non esiste.
Esempio al pianoforte su melodia conosciuta con o senza ritmo. Comprensione dell’importanza PRIMARIA del ritmo (le prime musiche sono percussive!)
A- RITMO
Il ritmo è la componente PRINCIPALE di una melodia e a volte prende addirittura il sopravvento.
Il ritmo è dimensione a sé stante, ma oggi giorno è sempre più unito a quello della melodia.
Dalla Wikipedia:
Il ritmo è definito come una successione di accenti, intendendo con accento il maggior rilievo (variazione di intensità o di’enfasi) che alcuni suoni hanno rispetto ad altri nell’ambito di un brano o una frase musicale. Avremo allora suoni più accentati (accento forte), meno accentati (accento debole) o non accentati.
Definizione degli accenti con ascolti al pianoforte:
Metrico: quello che cade sul primo movimento della battuta.
Ritmico: quello che cade all’interno di una battuta.
Dinamico: modifica di intensità (>)
Agogico: modifica di “velocità” d’esecuzione (-)
Patetico: unione dei due (sfz)
- Suddivisione in tempi binari e tempi ternari e propri accenti
- I tempi composti e propri accenti
- Poliritmi
B – MELODIA
Sempre dalla Wikipedia:
la melodia (dal greco μελωδία, dal verbo μελωδέο = cantare) è una successione di suoni di differente altezza e di differente durata la cui struttura genera un organismo musicale di senso compiuto.
Per comprendere cosa significa dare ad una successione di suoni un SENSO bisogna analizzarla su due punti di vista:
1 – L’analisi della melodia da un punto di vista della DURATA (ritmica):
- Suddivisione di una melodia in incisi, semifrasi, frasi e periodi
- Comprensione di “scontri” fra frasi positive e negative
2 – L’analisi della melodia da un punto di vista dell’ALTEZZA (retorica):
- Passus Duriusculus
- Anaphora
- Antitheton
- Paronomasia)
L’unione dei due elementi portano a comprendere in modo sommario cosa si intende per DISCORSO MUSICALE. Cioè Parlare attraverso la musica, anzi attraverso due sole dimensioni della musica.
Uno dei passi più difficili: musicare un testo.
Eventuali ascolti con analisi
Bibliografia ragionata e consigliata:
Primo passo per comprendere la dimensione melodica
Stefani Gino, Marconi Luca – La melodia, Bompiani, 1992
Un’introduzione facile, naturalmente non reperibile nell’italietta musicalmente arretrata
Rikky Rooksby – Melody, how to write great tunes, Paperback, reperibile su Amazon.com
Link Web
Sulla Wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Melodia
http://it.wikipedia.org/wiki/Glossario_musicale
http://it.wikipedia.org/wiki/Scala_musicale
http://it.wikipedia.org/wiki/Ritmo
Frasi, periodi, incisi: http://www.oradimusica.it/sitopub/seconda/struttura/struttura.pdf
La retorica melodica ai tempi di Monteverdi: http://blog.libero.it/ilike/3629950.html
Musicare un testo? Il primo passo: http://digilander.libero.it/initlabor/musica-simmetria/divisione-testo-unita.htm
PDF della dispensa disponibile all’indirizzo:
22 martedì gen 2008
Posted in attualità, lezioni varie
UHE, NON ESAGERIAMO ADESSO EH!
resipiscenza
s. f. (lett.) il rinsavire riconoscendo il proprio errore; ravvedimento, pentimento
Mi scusi, (mon)Signor Bertone, ma ora non mi faccia cambiare idea. Non almeno a pochi giorni dall’ultimo post! Insomma, riuscite sempre a far venir… resipiscenze!
Meno male che il giorno prima Tettamanzi ha allargato la maglia sui divorzi… Uff
Qui il PDF della prima lezione al Liceo Rezzara, previsto per questo Venerdi.
17 mercoledì ott 2007
Posted in agenda musicale, ciarpame vario, lezioni varie, lorenzo
MI SIA PERDONATO.
Sono giorni davvero confusi. Tutto è iniziato a ritmi che oserei dire insolenti e forse è meglio mettere un pò di ordine fra le varie cose che accadono intorno a me con questo scritto. Fa bene a me e voi saprete perchè non rompo più l’etereo aere della rete con i miei sproloqui vagheggianti.
TESEO MIO
Mi è stato chiesto di partecipare ad un nuovo spettacolo da parte della compagnia teatrale "Comici & Cosmetici". Avete capito bene: teatrale! Io, recito. Muahahahaha. D’accordo, contegno. Sarà una cosa di poco conto, direte voi. Vero, solo la commedia più difficile da rappresentare (per alcuni irrappresentabile) del più famoso drammaturgo inglese.
Sogno di una notte.
Ho detto si.
Faccio Teseo.
Lunedi ecco apparire il copione. Quarante pagine in A4.
Si debutta a Giugno con la regia di Beppe Verzeroli.
Aiuto.
MINSTREL
Stiamo procedendo con mix, arrangiamenti e grafiche del libretto. A quest’utlime sto pensando io. Alcune buone idee mi stanno pure venendo, appena ho due jpeg decenti ve li mostro, così mi dite come vi sembrano. Tutto questo naturalmente porta via un sacco di tempo.
Aiuto.
CORSO DI FEBBRAIO
E’ stato deciso che febbraio sarà il mese che mi vedrà impegnato nel corso di musica in quel del Liceo Rezzara di Clusone; proprio il protagonista del post qui sotto. Per questo ho ripreso in mano alcuni saggi lasciati sepolti negli archivi di casa mia.
Mi sono riletto (e a tratti rigustato) il rapido libro intitolato "La Melodia" di Marconi e Stefani. L’ho trovato a tratti illuminante, spesso fin troppo semplicistico, ma certamente utile per il corso. Belle le parti finali in cui analizza le melodie di alcuni pezzi celebri, anche se in realtà cerca un metodo di lavoro in una problematica (quella della ricerca musicologica in ambito melodico) davvero acora troppo farragginosa e con molte lacune.
E ancora, mi sono letto "Armonia celeste e dodecafonia" del fisico Andrea Frova. Un libello davvero ben fatto, soprattutto ricco di citazioni e ottimi spunti per ricerche future. Il punto di vista di Frova contro la dodecafonia (considerata Non-musica, anzi quasi "arte" non-umana) è forte e sinceramente ha quasi convinto anche me, assertore da sempre dell’inesistenza di una verità assoluta nell’arte. Resta una bella lettura, soprattutto nella parte Acustica, dove definisce in modo serio, ma comprensibile la struttura del suono. Bella la parte dedicata alla voce e alle sue formanti! Per il corso probabilmente mi sarà utile solo per qualche richiamo
La bibbia invece che utilizzerò di certo sarà lo splendido "Canone Infinito" di Loris Azzaroni. Davvero splendido nella scrittura, spesso analitico nonostante la mole di problemi e argomenti che l’impianto dell’opera affronta. La divisione nei vari ambiti della musica (Acustica, melodia, armonia, forma ecc) mi sarà certamente d’aiuto per il corso. Naturalmente alcuni particolari saranno da saltare, ma certe intuizioni (soprattutto sul carattere di certe melodie e le loro interpretazioni attraverso varie correnti di pensiero) saranno utilissime! Mai speso 42 euro tanto meglio!
Il costo è poco meno, ma il risultato finale è altrettanto esaltante. Ho trovato il manuale, saggio, trattato di Piston "Armonia" davvero ben fatto. Usa l’analisi armonica funzionale, pochssimi numeri e alcune sigle. Ma soprattutto ha belle parti dedicate alle armonie moderne, alla Debussy-style. Bravo Walter (buon’anima…)
OLOGRAFIA
In compenso, visto che non leggevo abbastanza, ho cominciato un libro che l’amico Shifrapua mi ha passato: "Tutto è uno" di Micheal Tabot. In pratica è un saggio che tratta delle ultime scoperte scientifiche (o presumibili tali) nel campo della cosidetta "scienza olografica". Tutto il cosmo è semplicemente un ologramma, l’uomo stesso è olografico, la mente (e i suoi tarli) pure.
E’ scritto bene, ci sono parti in cui resto perplesso e altre in cui ne sono assolutamente affascinato.
Fa capire due cose a mio avviso:
1 - all’uomo è preclusa la Verità e lo sarà per sempre. Eppure è sempre bella la ricerca della stessa.
2 – la scienza teorica può spiegare tutto, ma per far questo ha bisogno di atti di fede visto che spesso le tecnologie fondamentali per provarle saranno reperibili solo fra vent’anni. Per questo non è un eufemismo definire a mio avviso alcuni campi della scienza suddetta una sorta di religione di massa.
Lettura comunque stimolante.
NON PIU’ ANDRAI
Lorenzino amoroso! Il nostro eroe cresce a vista d’occhio e per nostra somma gioia pare adori la musica. Appena sale in macchina ordina perentoriamente: "PUCALA!" (beh, quasi c’è a dire musica… ehm). Naturalmente noi servitori non eseguiamo l’ordine finchè le petit prince non spara un delicato "PE PIACEHE!.
Allora, visto che Katya nel canticchiare alcune canzoncine di bassa lega si è ritrovata con Lorenzo che le rispondeva a tono (esempio: "la paranza è una danza[...] con un lento movimento?" e lui "panca!"… argh!), ho subito provveduto a cantare, con Lore presente, alcuni capolavori del grande genio Mozartiano. Risultato ora "cantiamo insieme", per la gioia di Giorgia, queste arie:
- Madamina, il catalogo è "CUETO!"
- Se vuol ballare, signor "NTINO!"
- "Notte e Giorno, fati"CAAAL!"
- "Non più andrai, farfallone "AMMOHOOSOO"
In realtà (chiaramente) Lorenzo non fa altro che rispondere al mio canto completando le parole. Esattamente come fa con i libri. Ma mi fa divertire un mondo quando cerca di seguire anche solo una caratteristica della melodia. Ad esempio nell’aria "Notte e giorno" questo è quello che fa:
Io: notte e giorno fati
Lore: CAL!
Io: per chi nulla sa
Lore: ADIR!
Io: Piova e vento soppor
Lore: TAL!
Io: mangiar male e mal
Lore: OLMIIIIIIIIIIIIIIIIL!
Eheheh, fa proprio la I lunghissima, come un consumato baritono alle prese con il Leporello Mozartiano.
Insomma, che bello!
Per le foto quasi ci sa
DAVIDE TE QUIERO PERDON!
Sono quasi due settimane che Davide, cantante e musico, mi ha scritto una mail con delle domande sulla voce. Mi devo scusare pubblicamente visto che non sono nemmeno riuscito a rispondergli "argh!!!". Manco quello. Ma arrivo, arrivo!
OHIBO, LOS PIRATES…
Ricevo un MP da Porcupina che richiede se conosco qualche cantante da far entrare nella band dei Los Pirates. Teo a quanto pare ha abbandonato. Vedi cosa succede a non frequentare per qualche periodo i forum degli amici… ach! Giro la richiesta anche a voi, non si sa mai.
Intanto è innegabile che mi dispiaccia per la sorte di questa ottima band…
A presto!
PS: rileggendo scopro che in realtà non ho scritto di tante cose: lezioni varie, la scuola di Rovetta, il musical, il concerto e il Jesus Christ Superstar per la partenza verso la missione di Don Massimo di Cene… ma ho anche finito il tempo. Appunto.
PPS: Ascolto distratto la radio accesa inavvertitamente su una stazione di serie zeta. Una di quelle più ascoltate per intenderci. Ma sono tutte così… come dire… mmmh… insulse, inutili, anzi magari DANNOSE come questa grandissima minchiata che pare cantata ed arrangiata e scritta nei bui anni ottanta e che pare sia l’ultimo grande singolo di un certo Max di pezza o roba simile?!
Che tristezza…. bomba atomica… che tristezza.
24 lunedì set 2007
Posted in arte, lezioni varie, miscellanea musicale
Capita dunque che il sottoscritto sia stato invitato a tenere un corso, formato da sette incontri, presso un Liceo Scientifico della zona. Su richiesta espressa della direzione, il corso dovrebbe vertere sull’analisi delle strutture formali e musicali di disparati generi dell’arte medesima ed eventualmente affiancare delle esercitazioni pratiche per comprendere, in maniera chiaramente superficiale, quali materiali un compositore può utilizzare per raggiungere lo scopo prefissato, quello cioè di esprimere in forma finita un’idea infinita; condensare in una forma comprensibile, l’ignoto: fare arte.
Praticamente un suicidio. Lo è sicuramente se non faccio mente locale e non comincio fin d’ora a mettere a fuoco alcune problematiche fondamentali che si dovrà, per forza, trattare. E di conseguenza comprendere cosa solamente accennare e cosa assolutamente non trattare, per non generare confusione o semplificare concetti non semplificabili, facendo torto quindi alla materia stessa trattata.
Ecco dunque nascere l’esigenza di questo post. Devo chiarirmi alcuni concetti, comprendere alcuni passaggi cardine per sottolinearli ai ragazzi quando verrà il momento di spiegarli, elaborare nuove idee, cercare una buona dose di fonti con cui sostenere il castello che formerò durante gli incontri, fornire in ultimo una buona bibliografia per eventuali approfondimenti.
Naturalmente non posso pensare di fare tutto questo con un solo post, questo; e nemmeno di scrivere ora tutto quello che poi dirò. E’ più un esercizio di “scrittura a braccio” su tema dato per comprendere la strada migliore da seguire nell’esposizione e magari citare qualche frase riuscita particolarmente bene di questo scritto. A me basterebbe questo.
ESPOSIZIONE PRIMO TEMA CONTENENTE UN PRIMO SVILUPPO
(CON MODULAZIONI ANCHE AI TONI LONTANI…)
La suddivisione del corso nei sette incontri programmati è finalizzata a due obiettivi. Uno d’ordine teorico e l’altro d’ordine pratico, del primo conseguenza diretta.
- L’obiettivo “teorico” è la comprensione di quali materiali la musica contemporanea (occidentale!) fornisce ad un compositore/arrangiatore/musicista (di qualsiasi livello o genere) per l’espressione di sé e del proprio pensiero artistico. Questa comprensione naturalmente dovrà essere supportata da innumerevoli ascolti di svariati generi musicali per far quindi comprendere come in realtà non esista la musica senza teoria e non esista arte senza pratica.
Il compositore sta da sempre sul ponte lasciando ai teorici (mancanti di genio) l’onere della sponda teorica e al pubblico (mancante spesso della sola tecnica) l’onore della sponda pratica.
Non possiamo pretendere di incamminarci sul ponte e andare a parlare direttamente al compositore, con la sua lingua. Ma possiamo almeno tentare di lanciare uno sguardo verso il ponte. Forse in lontananza distingueremo un’ombra incerta…
- L’obiettivo pratico, dicevo, deriva da quello teorico per conseguenza diretta. La mia intenzione sarebbe quello di guidare i ragazzi verso la (ri)scrittura di un facile brano di musica leggera, utilizzando però una canzone scritta da altri, preferibilmente reinterpretata da un punto di vista armonico (e quindi melodico in qualche punto), d’arrangiamento e se possibile ritmico. Cioè utilizzare i materiali compresi in precedenza per rimaneggiare altrui idee. Partire da zero per scrivere una canzone sarebbe impensabile visto il poco tempo a disposizione e la presumibile difficoltà dei ragazzi nel proporre qualcosa di “cantabile”. Certo se qualcuno avesse una canzone da offrire, la arrangeremmo volentieri…
Ma non divaghiamo: si utilizzerà testo e melodia di una song conosciuta e si rifarà praticamente il possibile. Spero nelle indicazioni dei ragazzi, anche errate o erronee o incompetenti. Il traguardo non è giungere alla realizzazione di una cover arrangiata, mixata, post prodotta e pronta al lancio, quanto il comprendere come i duttili materiali musicali possano variare una stessa melodia, comprendendo quindi la potenza (e le difficoltà di gestione della medesima) dell’arte pentagrammata.
Una cosa ci terrei passasse ai ragazz opo questo corsoi: l’arte senza tecnica non esiste. Nulla è buttato a caso, soprattutto nell’arte musicale. E ancora: la sola tecnica non basta!
Con la tecnica si può costruire a tavolino un album che funziona per quel periodo, per quel mercato, ma non è arte!
Con la tecnica si può riproporre minuziosamente una fuga a quattro voci in stile bachiano, senza nessun errore formale o contrappuntistico, ma se non c’è una volontà d’espressione del compositore non c’è comunicazione. E senza comunicazione non c’è arte.
Con la tecnica puoi arrangiare in modo straordinario una canzone di un altro. Guarda caso i produttori sono tutti straordinari artigiani. Ma per quanto si ostinino tutti a dire che l’arrangiamento/produzione è un’arte, sono convinto che questo è solo un aspetto della composizione. Solo perché il mercato diventa esigente, le tecnologie più evolute, il tempo per scrivere qualcosa di decente (causa contratti) sempre meno, bisogna dare in mano il proprio lavoro (per mancanza di tempo o di incompetenza) ad altri artigiani che mettono quello che manca, basta perchè il loro lavoro (straordinario, ci tengo a dirlo) sia considerabile Arte? Non si è forse perso di vista il pensiero che l’artista è colui che fa tutto o gran parte del lavoro? Non vi sembra di sminuire il valore di un compositore “completo” dicendo che il mixerista fa arte, il mastering è arte, l’arrangiatore è un artista, come pure lo scrittore di eventuali parti orchestrali o di colui che varia un’armonia su una melodia vincente?
Una considerazione che nasce spontanea (e che esula dal contesto): io ammiro profondamente tutti i tecnici che con la musica lavorano e fanno in modo di comprendere come essa possa “rendere” nel migliore dei modi. Gente che sa il fatto suo, che si sbatte da mattina a sera, che studia la notte e che certamente ha un estro e un sentire musicale fuori dal comune.
Ma capperi, a me “l’artigianato” di J.S. Bach mi sembra di ben altro livello. E’ vero siamo in tutt’altra epoca e sicuramente il mercato discografico, con tutte le sue dirette conseguenze, ha creato nuovi campi dove l’estro atistico musicale può esprimersi in maniera non completa, ma chiaramente identificabile.
Ma permettetemi almeno un rimpianto, un rammarico, per l’inesorabile decadere della figura del “compositore”, soprattutto in ambito leggero: colui cioè che ha volontà di esprimersi, la mette su carta utilizzando tutti i materiali dalla musica concessi (e anche altri!) e la porta a compimento, pronta per essere eseguita (e magari diretta dallo stesso). Rimpiango cioè la consapevolezza che dietro quello che sto ascoltando c’è la testa, il cuore e il cervello (e il sudore!) di una persona che sa fare il proprio mestiere. E una persona simile non può che essere straordinaria.
Un nome? Battiato! Un’altro? Capossela! Devo continuare? No? Meglio perchè non ce ne sono molti altri…
Con questo non voglio dire che non debbano esistere collaborazioni! Anzi! E’ proprio la chiusura nel proprio mondo e nella propria visione musicale che ha stretto nella morsa dell’incomunicabilità la musica contemporanea! Ben vengano dunque collaborazioni. Con i più grandi tecnici (!!!) del suono, con produttori musicali che indirizzino certe scelte creative, con gli esecutori per una migliore comprensione dell’opera stessa, con i direttori.
Ma date a Cesare quel che è di Cesare. Quando io canto qualcosa scritto da altri mi sento (sono!) al servizio di quell’arte. La mia espressione passa in primis attraverso quella di qualcun altro; solo di sfuggita potrò “farmi sentire”, partecipare con il mio gesto tecnico al gesto artistico.
Un esempio su tutti: quanto c’è di pensato dai negramaro nell’ultimo album dell’omonimo gruppo? Quanto c’è di Rustici (il gran capo produttore)? Quel passaggio geniale nella canzone di chi è?! Chi ha mixato cosi meravigliosamente bene quella batteria?!?! E chi ha detto al batterista che si suona così e così e così altrimenti il mix non rende?!?! E ha suonato il batterista tutti i passaggi?!?!?!?!
Sono domande plausibili, che nascondono il mio imbarazzo nei confronti dei progetti discografici creati a tavolino. Insomma: a chi devo dire "bravo Maestro!"?!
E lo dico con consapevolezza, reduce come sono da una sessione d’arrangiamento al prossimo disco dei Minstrel che ha rasentato la follia, con la correzione di quasi tutti i colpi disponibili di batteria, il livellamento di ogni passaggio, la creazioni di momenti di stasi per i lanci dei ritornelli. Insomma so cosa c’è di falso oggi giorno nella musica. Ed è per questo che stento a ringraziare le persone che mi dicono che forse sono un artista. No, sono un semplice tecnico che si sta specializzando per far rendere meglio alcune idee di poco spessore.
Ma torniamo a noi: presumibilmente il tempo e l’incompetenza (di tutti, me compreso) peseranno in gran parte sul lavoro pratico. Pertanto sarà presumibile la scelta di una canzone esistente da coverizzare, come dicevo sopra, per non gravare sui ragazzi da un punto di vista artistico, ma in gran parte solo da un punto di vista “tecnico”.
Questo non perché creda che nessuno di loro possa avere buone idee da sfruttare, ma perché è impossibile pretendere un’espressione artistica comune attraverso materiali per lo più sconosciuti o conosciuti in modo non appropriato. E il colpo di genio, qualora ci fosse, sarebbe semplicemente sprecato nella disamina a cui verrebbe sottoposto. Verrebbe smembrato, fatto a pezzi, rendendolo irriconoscibile all’autore stesso. Distruggeremmo così una sua idea artistica, una sua esigenza d’espressione, un pezzo di sé.
Davvero un brutto affare. Meglio farlo con canzoni di autori che oramai hanno già venduto tutto di sé.
Di Faust, condannato e redento, ce n’è uno solo, raramente ci si salva dal demonio a cui si è venduto l’anima per quattro applausi in più.
Si parlava dunque delle quattro dimensioni della musica. Ma quali sono? E perché suddividere il materiale a disposizione di un compositore per l’espressione di sé?
Naturalmente la suddivisione che “impongo” ora è di pura comodità. Deve fare riflettere il parallelo che infatti farò con le quattro dimensioni fisiche nelle quali l’uomo è immerso. Possono essere prese ed analizzate da sole, ma è nell’insieme che creano spazio, armonia, vita. Prese in esame da sole creano presupposti per la comprensione di ciò che si può tentare di dominare, creano tecnica ed esperienza. Ma poi ci si deve lasciar andare immergendosi nel magma di queste quattro dimensioni che agistono contemporaneamente. A volte si può ammutolirne una, per dare maggiore spazio ad un’altra, ma questo non significa che la si possa cancellare. Azzerare un fattore non significa in musica cancellarlo. Può essere per comodità tralasciato, ma va comunque immesso nella “somma musicale”.
Da questo schema, che ho formulato personalmente, per mia comodità si possono quindi trovare tutti i materiali a disposizione del compositore. Mi rendo conto che a questa schematizzazione assolutamente superficiale, possono essere mosse una gran quantità di osservazioni critiche, le quali si baseranno soprattutto sull’inevitabile semplificazione di un processo che semplificabile non è. Tutte critiche che sono assolutamente coerenti e soprattutto da me accettate (con un ringraziamento), ma comprenderete che il valore del corso è quello di predisporre una guida chiara per intraprendere un cammino o per lo meno riconoscere il valore del cammino stesso. Un tale obiettivo è di per sé portatore di semplificazione opinabile e pertanto di un giusto strascico di critiche. Ma tant’è.
Alle quattro dimensioni può eventualmente essere aggiunta una successiva. La quinta è la Forma che la musica assume. E un’altra ancora (una sesta): la dimensione “live”, l’aspetto dell’esecuzione della musica scritta.
Approfondiamo un attimo questa "sesta" dimensione. Per la Forma ho già scritto scritto sotto il disegno il motivo per il quale salterò una trattazione (magari accennerò poi perchè oggi giorno lo considero materiale di "seconda mano").
La sesta dimensione dunque. Come accennavo poc’anzi, i dischi sono l’essenza stessa della pratica su quattro (cinque) dimensioni e alla sesta (l’esecuzione sentita) si lascia poco spazio o si lascia lo spazio che serve per poter far “rendere ancora meglio” il messaggio che lanciano le altre quattro dimensioni.
Manca quindi quasi completamente il carattere improvvisato dell’esecuzione o per lo meno il fluire dell’emozione non ragionata o strutturata su ragionamenti fatti in precedenza, ma non pensati in quel preciso momento.
La dimensione live pertanto, osservata con questo punto di vista, acquista una nuova dimensione. A mio avviso è proprio così: per questo durante i live possono venire a mancare certe raffinatezze derivate dalle altre quattro dimensioni, ed utilizzate durante la registrazione in studio. Perché nella dimensione esecutiva la musica acquista un nuovo spessore, un nuovo livello di emotività. Il live risulta quindi più ricco, anche se spesso molto meno preciso. La sesta dimesione (nella quale faccio affluire anche gli aspetti che da essa derivano direttamente o indirettamente, si pensi ad esempio all’appagamento visivo dell’artista sul palco, alla stessa messa in scena, alla bellezza del suono ascoltato senza tramite come diffusori hi-fi ecc) compensa questi squilibri, in modo forte e preciso. Ma è raro (soprattutto in ambito leggero) trovare esecuzioni che siano considerabili a sei dimensioni. E un disco Live non è considerabile tale, manca l’impatto visivo, vivo e pensiamo che comunque (qualunque) disco è oramai almeno rimixato (se non risonato in parte…)
Per questo preferisco dire che la musica ha quattro dimensioni presenti in modo continuo sempre. Più una quinta aggiungibile attraverso la tradizione della forma.
La sesta si aggiunge in certi momenti, con un certo contesto e naturalmente certi particolari artisti che eseguono il pezzo. Ma non è una dimensione “sfruttabile” dal compositore, tutt’al più diviene una dimensione regalata al compositore dall’esecutore.
In fondo l’esecuzione della musica è ciò che la rende viva, la rende vicina. La musica si apre a noi attraverso l’esecuzione. Può essere considerata questa un semplice passaggio intermedio fra produttore e fruitore di arte o un’aggiunta di spessore.
A mio avviso, si sarà capito, un buon livello di esecuzione amplifica considerevolmente lo spessore comunicativo (non valore in sè!) alla musica eseguita. Questo stimola nuove prospettive, aumenta la profondità della comunicazione stessa, toglie (è vero) l’intimità fra fruitore e produttore (in mezzo a loro c’è magari, addirittura un’orchestra!), ma in dono lascia maggiore riflessione (è un unione di forze) e forse con essa maggior consapevolezza dell’opera stessa.
Non sono mai stato per le prese di posizione senza Se e senza Ma. Quello che so è che sono musicista (da strapazzo, ma tant’è) pertanto a me (e sottolineo, a me!) la musica da certamente di più. E’ perché sono fondamentalmente ignorante sulle altre arti? Di certo! Lo sono anche in musica! Ma il tempo è quello che è, per tutti, anche per il sottoscritto. Lasciatemi per ora la mia illusoria credulità delle sei dimensioni musicali (buona anche per il corso di cui sto parlando). Ma se volete discuterne sono pronto, sempre aperto ad ogni idea intelligente.
Torniamo, per la conclusione dell’articolo, alle quattro (lasciamo quindi la forma) caratteristiche che ha a disposizione il compositore e cerchiamo di tracciarne, almeno in modo approssimativo (in vista delle future analisi teoriche, dimensione per dimensione), delle caratteristiche di questi materiali quando agiscono in contemporanea, e cioè, come già dicevo in precedenza, quando insieme creano Musica.
Tali caratteristiche non sono naturalmente vincolanti. E non sono nemmeno tutte; ogni compositore agisce sul materiale a sua disposizione come meglio crede e è naturale che non esistano limiti di sorta nell’utilizzo dello stesso. Sarebbe un atteggiamento anti-artistico! (ed in fondo per questo considero anti-artistici gli studi odierni di Armonia, tesi al superamento dell’esame di conservatorio di Cultura musicale Generale. Non percè non serva o sia dannosa, anzi! Ma perché urge una nuova metodologia didattica! Sono delle stesse idee insomma del Maestro Joanne Maria Pini).
E comunque eccole in breve come la prassi utilizza i materiali:
- Di solito una o due predominano sulle altre, le quali divengono letteralmente schiave delle prime.
- Esistono poi vari livelli di “servitù”. Tutto naturalmente dipende dall’effetto che si vuole ottenere attraverso lo sfruttamento della dimensione “principale”
- Può esistere, esiste, ci deve essere, un passaggio di predominanza da una dimensione all’altra, per creare variazione naturalmente cercata da un orecchio umano che subito si abitua a quanto proposto;
- se non esiste passaggio di predominanza è per volontà precisa del compositore e su questo aspetto egli deve quindi comunicare la giustificazione artistica di tale comportamento e di tale scelta (che non sia l’incompetenza di non saper usare tutti i materiali, per intenderci!);
- non sempre sono tutte presenti, ma anche se una dimensione è azzerata va conteggiata nella “somma musicale” perché la sua assenza si fa sentire all’ascoltatore medio oggi giorno. E’ una cosa che va valutata attentamente dal compositore;
- la densità di scrittura che assomma tutte le componenti varia da compositore a compositore e da genere a genere. Si predilige che tale densità, nella quale comprendiamo anche l’ordito e la trama delle parti (è la cosiddetta Texture), sia ben equilibrata, tutta tesa al messaggio artistico e mai fine a sé stessa (e qui sto già cadendo in una ovvietà).
Queste le caratteristiche principali. Non sono certo le uniche e, soprattutto, ogni dimensione ha dele proprie caratteristiche tecniche che si possono evincere dalle analisi formali e musicali dei capolavori del passato (e del presente!).
Ma direi che per il momento possiamo fermarci qui. Abbiamo almeno messo in chiaro alcune particolarità e chiarito con quali strumenti e su quale marmo l’artista musico può lavorare.
Il labor limae teorico e anti-artistico lo lasceremo a futuri post. Essi, oltre ad un approfondimento della singola dimensione conterranno alcuni esempi musicali. E una domanda: Voi quale musica utilizzereste per far comprendere l’utilizzo di un dato materiale?
Ma tempo al tempo. Per ora grazie dell’attenzione e a presto!
NOTE ALLA PARTITURA
Per Texture mi rifaccio al termine privo di un preciso equivalente italiano indicante "l’insieme delle caratteristiche della scrittura musicale, l’ordito la trama delle parti, la densità e altro ancora" (Prefezione alla ristampa del 1989 di Armonia di Walter Piston & De Soto a cura di Gilberto Bosco, Giovanni Gioanola e Gianfranco Vinay). Questo è uno dei tanti termini intraducibili che fanno comprendere come le lacune di analisi e di didattica armonica in Italia siano profonde. O quanto meno fanno capire l’inesistenza di un vero confronto fra metodi didattici dei paesi di lingua inglese a quelli di lingua italiana. Non che uno sia migliore di un altro, ma il confronto fra i due porterebbe certo ad un rinnovamento generale che male non farebbe ai ragazzi impegnati nei corsi di Cultura Generale Musicale…
24 mercoledì gen 2007
Posted in agenda musicale, lezioni varie
…UNA NUOVA RICHIESTA PER VOI.
Ieri ho ricevuto una telefonata inaspettata del pittore Umberto Gamba, docente dell’Istituto Fantoni di Clusone. Mi invitava a tenere una piccola conferenza di circa un’oretta sulla canzone italiana, oppure un concerto a tema avente medesimo argomento, in occasione di un incontro interculturale fra rappresentanti di scuole di tutte le nazioni europee.
Essendo naturalmente aperto a docenti di varie lingue il tutto andrebbe relazionato in inglese.
La mia conoscenza di tale lingua non mi permette di improvvisare molto e quindi dovrei scrivermi pressochè tutto l’intervento in caso di conferenza.
E non credo di avere tempo visto che l’appuntamento è per l’8 febbraio 2007.
Abbiamo a questo punto convenuto che la cosa migliore fosse creare ad hoc un concerto di un’oretta per pianoforte e voce che tratti della canzone italiana d’autore.
Ho subito contattato Alberto, mio contrabbassista di fiducia, per chiedere se fosse libero. Con il suo si sono sicuro che la cosa uscirà come si deve!
Proporremo dieci canzoni di dieci cantautori che a modo loro hanno fatto la storia della canzone italiana.
Senza naturalmente la pretesa di apparire completi, precisi o non essere di parte. Saranno canzoni che, come prima prerogativa, sono a mio avviso belle; e secondo mi potrebbero uscire bene nell’interpretazione. Poi arriva il principio storico-culturale; anche Umberto in fondo mi ha dato ragione e preferisce assolutamente un live con canzoni scelte dagli esecutori che un escursus, sicuramente sempre incompleto, basato su ascolti su supporti digitali (cd o simili per intenderci).
Questo naturalmente mi terrà occupato per i prossimi giorni e non credo di poter scrivere ora il post sui Devil Doll promesso(vi).
Come se non bastasse sono a chiedervi quali artisti e quali canzoni voi proporreste in caso il concerto toccasse a voi.
Io ho già una mia idea di fondo e ho delle accoppiate artisti/canzoni certe, e cioè:
Fossati
Capossela (Ovunque proteggi probabile)
Battiato
De’ André
Gaber (Non insegnate ai bambini!)
PFM (Impressioni di settembre)
Battisti (Emozioni)
Guccini
Queste in linea di massima le accoppiate già pensate e/o gli artisti proponibili. Mancano come vedete 3 artisti per giungere a 10 e molte più canzoni.
Sono aperto a tutto. Mentre continuo a pensarci su, voi cosa consigliate?
Grazie a tutti!
PS: Per effetto di questo nuovo post il secondo "concorso" di Vota la foto si è concluso con la vittoria del Santuario di Oreno. Per la gioia di Frà Renato! Ciao!
17 lunedì lug 2006
Posted in agenda musicale, lezioni varie, miscellanea musicale
SEMPRE SULL’AMORE IN MUSICA
Sussurri
…e rompere il silenzio
Solo per sussurrare parole
Più importanti del silenzio stesso.
Don Valentino Salvoldi
Eccoci al post promesso sulla serata passata nella Comunità del Pane di Ponte Nossa a discutere del tema "Amore" nell’ambito musicale, in previsione della già citata Camminata di cinque giorni da questa organizzata.
La serata si è svolta nel grande salone, alla presenza di una quarantina di persone raccolte a cerchio, tutte al solito attente, curiose e incredibilmente sagaci nell’affrontare il tema.
Un vero Buontempo!
Ringraziarli è dunque il minimo. Soprattutto per quello che sono riusciti a donare a me.
Ma andiamo con ordine.
Invitati a parlare di sè, della propria arte, del proprio sentire erano:
Io per la musica
Angelo Balduzzi per la pittura
MariaGrazia (il cognome appena lo ricordo perdonate) per la scultura
Don Valentino Salvoldi per la poesia.
Siamo tutti molto perplessi su cosa uscirà dalla serata.
Io ho preparato un intervento breve e per giunta poco profondo: non mi per niente! Il più sicuro è naturalmente Don Valentino che dall’alto della sua decina di libri di teologia e di poesia qualcosa da dire ce l’ha sempre.
E infatti…
Incomincia alla larga, spiegando da quale radice lessicale discende la parola italiana "Amore" e poi scava, sempre più in profondità, giungendo quindi a definire tre caratteristiche per lui fondamentali di questo sentimento.
E lo fa attraverso una sua diretta esperienza che spero di citare bene.
E’ un periodo di sua forte crisi. Si trova in viaggio in Africa ed è nel deserto sahariano. Sente di dare poco alla gente che incontra. Sente forse di essere chiamato a cose più grandi di lui. E che l’amore in lui non è tanto grande.
E allora, "mendicante d’amore" (come lui stesso si è definito), chiede aiuto ad un nomade, abitante del deserto.
E lui, con semplicità, risponde con tre parole: Silenzio, Tenda, Sguardo.
Silenzio, non c’è amore nel caos, nel baccano, nelle banalità quotidiane. Ma nemmeno nelle lettere tronfie, nei dialoghi serrati, nel confronto continuo. C’è bisogno a volte di silenzio, di vero e proprio deserto. E qui mi ricorda qualcosa…
Tenda… può significare molte cose. Il vagabondare, il non fermarsi mai, il vivere sotto lo stesso tetto, il non prendere nulla per definitivo. Ma anche Povertà. Non c’è amore senza povertà. Sia materiale (a detta di Valentino), ma soprattutto spirituale! E povertà deve anche far rima con umiltà! Nel conflitto d’amore nessuno ha mai ragione, nessuno ha mai veramente torto.
Sguardo. La distanza dunque. Cioè il non rimanere attaccati l’uno all’altro, il non pretendere l’amore totalizzante e totalitario. Ma rimanere in vista! Non esserci sempre, ma vedersi l’uno l’altro. E qui Valentino ha lasciato una frase molto bella che suonava all’incirca così: "qui in Italia vendo tante persone abbracciate, tanti baci fra giovani. A Kabul ho visto far l’amore con gli occhi".
La frase può offrire il destro a facili cinismi. Quella sera, inserita nel giusto contesto, mi ha invece colpito moltissimo.
Come mi ha colpito moltissimo l’intero intervento e ragionamento di questo professore di teologia della Santa Sede.
Tanto da farmi buttar via tutti gli appunti presi nei ritagli di tempo quella settimana e fare agli astanti un discorso veloce e netto.
Ho detto: "Avessi ascoltato prima Don Valentino probabilmente avrei avuto molto da aggiungere a quello che sto per dirvi. Ma avuto il confronto solo ora; spero vi accontentiate.
Non vi parlerò di quello che avevo a suo tempo deciso di affrontare. Ma bensì partirò dalle tre parole che ci ha lasciato in consegna con il suo intervento. E cercherò di riproporvele nel contesto da me amato.
Il silenzio dunque… beh, fin dal primo anno di solfeggio si insegna che il silenzio è musica, le pause vanno contate, vanno solfeggiate, fanno parte della lettura! E non solo! Il silenzio è spesso più rumoroso di una grande orchestra tuonante! Molte partiture sono dedicate al silenzio e al suo rapporto con il suono.
Ma non solo. Prendete l’esempio dell’orchestra sopracitata. Senza il silenzio di alcuni non si potrebbero percepire gli strumenti con suono più debole o non esisterebbe la sublime arte dell’orchestrazione e cioè colei che fa acquisire il timbro e il colore ad una melodia o ad una armonia.
In fondo il silenzio di alcuni è un atto d’amore nei confronti di altri. Ed anche un ascolto dell’altro, della sua voce, delle sue ragioni. Il silenzio nei confronti di noi stessi è fondamentale per comprenderci per capirci. Il silenzio come atto d’amore, si.
Mi sembra lo sia anche in musica.
La tenda; la tenda vista come strumento di condivisione povera! Prendiamo di nuovo la fittizia partitura del fittizio grande compositore che sta suonando la nostra oramai beneamata orchestra inventata! Noterete che nessuno ha una parte difficilissima, nessuno svetta sugli altri, ma c’è un lavorio di poche note di tutti al servizio del risultato finale! La povertà premia in musica! E l’errore di molti amatori è proprio lo scrivere con grande ricchezza, senza tener conto delle giuste dinamiche, dei momenti in cui serve il silenzio o l’azione di pochi esecutori! Povertà condivisa dunque!
Lo sguardo infine. Tutto parte da questa semplice domanda: come poter riunire tutte queste caratteristiche, tutte queste difficoltà di condivisione? Chi seguire? A chi insomma rivolgere lo sguardo per fare in modo che la tua esecuzione non sia slegata con quella degli altri? Non sia fuori tempo, fuori misura, un’inutile monologo?
Beh, avrete capito che sto parlando del direttore di questa orchestra. Colui cioè che pare sempre non faccia nulla e si limiti ad agitare le mani ad occhi chiusi. Ma senza di lui, che disastro! Egli è colui che sa unire i silenzi di certe sezioni con l’impeto e la verve di altri; è colui che comprende la povertà della partitura e la innalza; colui che dona ad ogni orchestrale il La ad ogni partenza, avvisandoli prima con uno sguardo, con un cenno, con un gesto. Colui che agisce per il bene del pezzo musicale."
E quindi ho concluso dicendo: "Naturalmente, per chi crede o chi sta seguendo una ricerca di fede, la metafora del direttore si mostra lampante".
E ho chiuso.
Mi hanno chiesto comunque di parlare di quello a cui avevo pensato.
Si è dimostrato, come immaginavo, più banale delle poche considerazioni qua sopra (più o meno) enunciate.
Inutile scriverne.
Quello che conta è invece di nuovo comprendere quando vale un ascolto e un confronto con altri!
Il valore del confronto dunque! Ecco cosa mi ha lasciato soprattutto questa serata. Conoscevo la dote del dialogo e dell’ascolto dell’altro.
Non la ricordavo tanto bella, avvincente, traboccante di insegnamenti.
Ah, il "quiz"!
Ad agosto canterò presso la Chiesa del Convento dei Frati Cappuccini a Monterosso al Mare (La Spezia). Programma di canti sacri e antichi. Forse anche peruani. Perchè no.
Un’altra splendida esperienza!
07 venerdì lug 2006
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Ma intanto butto la palla a voi, "miei cari quattro lettori", e vi chiedo: voi al posto mio di cosa parlereste?