L’esplosione di candidature femminili è indice di vera democrazia o solo buonismo gratuito in una rabdomantica caccia ai voti?
Pubblico un nuovo articolo dell’amico Antonio Belloni, editorialista de La Voce di Milano, e recentemente aggiunto fra i collaboratori di questo Blog.
Un articolo pepato, dedicato alle donne, alla loro festa e alla loro condizione. Un articolo che l’autore stesso ha definito "conservatore quel tanto che basta" e che certamente scatenerà dibattiti accesi visto la posizione qui sostenuta. Chiedo la consueta riflessione prima di pubblicare qualsivoglia commento sull’argomento, in modo da creare discussioni civili, di confronto e arricchimento personale. L’articolo reperibile in rete sulla Home de La Voce di Milano, pubblicato in prima pagina.
A breve pubblicherò anche una nuova recensione musicale di Gentario,a par mio veramente ottima!
Per ora: buona lettura!
La moglie del segretario di partito, la figlia del governatore, la figlia del parlamentare, la nipote del sindaco e ancora la moglie del presidente. Mentre la questione delle quote rosa è ancora calda e le lacrime di Stefania Prestigiacomo non sono ancora asciugate, sfruttiamo il momento è razzoliamo i voti con le donne e tutti coloro che possono fare notizia. Le candidature non sono solo studiate per pigliare voti, ma anche per far restare la politica un affare di famiglia. L’onore della rappresentanza, perché è una responsabilità, oggi non è più un valore. Le candidature non sono più una selezione dei migliori che ci governeranno, ma dei più in evidenza, di coloro che assicureranno al partito una vittoria certa, e la nuova legge proporzionale ha esasperato questo stravolgimento.
Oltre alla caccia disperata agli ultimi voti nascosti sotto i divani dei salotti, in un’Italia post-moderna guidata dai telecomandi resta un’ invasione femminile incontestabile nei teatri della politica. Perché? Forse è il risultato della reale pari opportunità che si è fatta largo tra i pregiudizi del dopo guerra; si è cristallizzata nei parlamenti, nelle grandi aziende e nelle posizioni di prestigio. In Italia la percentuale di partecipazione alle alte cariche sociali è molto bassa, in Europa un po’ meno. Angela Merkel al Governo, con buone probabilità Ségolène Royale si candiderà per l’Eliseo ed Illary Rodham Clinton sfiderà Condoleeza Rice: non è pari opportunità?

L’eccezionalità di queste protagoniste, un’ esplosione di visibilità che stupisce, non ha rilevanza statistica. La maggioranza delle donne europee del futuro è ben rappresentata nella sit-com Disperate Housewives, che consacra la buona visione che hanno gli americani del lungo periodo. Post trentenne, divorziata o single, con un figlio ed un lavoro d’ufficio. L’identikit della donna europea si disegna nell’habitat dei servizi, delle telecomunicazioni, della precarietà; estetica e chirurgia plastica, filtro per i raggi UV, crema anti-invecchiamento, pastiglie per appiattire la pancia, anti-rughe, pranzi pronti in cinque minuti. Il bambino si cura dall’ufficio con l’ultimo brevetto di walkie-talkie che consente di avere la culla sotto controllo anche a distanza. Il telefonino garantisce il controllo del figlio maggiore ancora al liceo.
La società sta perdendo una figura chiave per l’essere uomo: la madre.
Madre in carriera, madre-padre, madre sola, madre divorziata, madre single, ragazza madre. È nata invece un’altra figura sociale, forse meno utile: la mamma-nonna. Lava, stira, cucina, sgrida, consola, aiuta, tutto come le vere madri di una volta. La differenza unica è enorme: è mamma di un figlio di trenta anni.
Nella sua età più feconda per la procreazione vi è un rifiuto netto del figlio-bambino, impegno economicamente gravoso, psicologicamente deprimente, socialmente escludente. Rinunce, depressioni e sacrifici hanno la meglio su quel desiderio antico, più semplice di tutti gli altri: procreare, cioè dare continuità alla famiglia. Ma resta un buco nero su cosa sia oggi la famiglia. Intanto la donna-madre, tipicamente italiana, si trova invece a dover concedere la chance, ad essere la spalla negata dagli amici, la lasagna riscaldata di chi arriva in ritardo. Quando non è bàlia del nipotino mentre la figlia lavora, con l’impegno sì gravoso di dover accompagnare la crescita in tarda età.
Leggendo i dati demografici europei, di cui sono allarmanti gli indici di natalità, come fossero bilanci aziendali, si legge l’obsolescenza dell’unico fattore produttivo dell’uomo: la donna. Un mezzo di produzione convertito ad altri usi, per dirla con crudezza. Il sacerdozio diventa l’ultimo baluardo ancora inespugnato cui oggi la donna anela nella ricerca di sé, anche se nel termine eziologico di Eva risiede la sua vocazione di "madre di tutti i viventi".
Non sto parlando di discriminazioni, non rare dopo quella del Rettore della facoltà di Harvard che sminuiva le capacità matematiche femminili, né per vietare alla donna le attività maschili, ma per ricordare il suo ruolo naturale prima che sociale.
Riduttiva e conservatrice una conclusione con "Ma dove andremo a finire?", meglio una più pratica "Noi uomini, sapremo fare le mamme?"
Antonio Belloni
LETTURE
Le Nozze di Cana. (Gv 2,1-11)
Indecent Proposal di Jack Engelhard