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4 – CONCLUSIONI
Per valutare dunque se un cantante ha una buona tecnica vocale, e di conseguenza non necessita dell’ausilio della tecnologia, bisogna valutarne l’omogeneità del timbro vocale, vale a dire se l’artista è in grado di mantenere lo stesso timbro per tutta la durata del brano; per garantire questo è importante mantenere sempre la stessa altezza dei suoni e incanalare al punto giusto la voce (abbiamo visto come un pitch shifter possa ovviare ad una scorretta intonazione vocale). Nella tecnica canora classica, per intenderci quella usata nel canto lirico, l’omogeneità della voce è data dal passaggio , da sommarsi ovviamente alle altre tecniche per il controllo delle casse di risonanza e del giusto appoggio sul diaframma. Nelle tecniche del canto cosiddetto “moderno”, avviene l’esatto contrario di ciò che è importante per il canto lirico, e questo proprio perché la tecnologia viene in aiuto alla tecnica canora. Nella vocalità moderna si nota una crescita nell’utilizzo del registro “medio”, dove nelle note gravi si verifica un alleggerimento eccessivo, fino ad arrivare alla nasalizzazione, vale a dire all’utilizzo eccessivo dell’appoggio fisico nelle cavità nasale. Tipico esempio di questa tecnica è quello di Eros Ramazzotti e Francesco Renga. Questa sorta di alleggerimento del registro medio favorisce l’omogeneità delle note acute che verranno prese completamente in falsetto. Tutto questo fa sì che la tecnologia entri in gioco molto spesso in fase di registrazione, perché l’utilizzo di queste tecniche di canto favoriscono maggiormente le imprecisioni nell’intonazione delle note, rendendo necessario l’utilizzo degli effetti analizzati precedentemente per riportare la voce al giusto livello di tonalità, come l’utilizzo frequente del pitch shifter.
Altro esempio di manipolazione della voce cantata è quello del Vocoder. Questo consiste in un codificatore del parlato e in un sintetizzatore di suoni. Inizialmente veniva utilizzato per le telecomunicazioni, ma successivamente il suo utilizzo è stato esteso agli strumenti musicali elettronici, in quanto in grado di produrre un suono somigliante ad una “tastiera parlante”. Spesso vengono usati per creare il suono di un robot parlante e applicarlo alla voce umana.
Come abbiamo visto, la voce umana consiste in un suono generato dall’apertura e chiusura della glottide da parte delle corde vocali, generando così onde periodiche con molti suoni armonici. Questi suoni di base vengono poi filtrati dal naso e dalla gola per produrre differenti formanti in maniera controllata, e creando l’ampia varietà di suoni usati nel parlato. Il vocoder esamina il parlato trovando le onde portanti, vale a dire le frequenze fondamentali, e misurando come le caratteristiche spettrali delle onde cambiano nel tempo registrando dei suoni parlati. Il risultato è una serie di cifre che rappresentano le frequenze modificate in un determinato lasso di tempo. Il risultato dell’applicazione di questo effetto è una voce meccanica, quasi robotizzata. Un esempio è il brano “Believe” di Cher, dove la sua voce è per la maggior parte meccanica e quasi non si distingue dalla base musicale. Ma un altro esempio si può trovare nella colonna sonora di “Arancia meccanica” di Stanley Kubrick, nella quale il Vocoder ha cantato l’intera parte vocale della Nona Sinfonia di Beethoven.
Abbiamo visto come caratteristiche peculiari di una voce ben educata sono: potenza, agilità, espressività; sono tre “armi” fondamentali, che hanno bisogno sia di una voce “vergine” sia di molto studio ed esercizio tecnico. Una impostazione tecnica che miri ad ottenere una buona resa canora, deve prevedere il pieno riempimento delle nostre cavità di risonanza, situate all’altezza degli zigomi facciali, ed ottenere così un arricchimento del timbro vocale. E’ inoltre importante utilizzare e avere il pieno controllo delle casse armoniche, situate nelle cavità nasali, nella bocca e nella gole. Per fare ciò è necessario cantare con la massima semplicità ed espressività possibili, senza ricercare inutili artifici che complicherebbero la ricerca del giusto canale per la fuoriuscita del suono. La tecnologia lo può fare per noi, applicando poi solo in un secondo momento effetti adatti all’arricchimento della nostra prestazione.
E’ importante che il proprio timbro naturale venga messo in risalto soltanto con l’espressività; spesso ci si trova di fronte a cantanti con una pessima tecnica o un pessimo timbro che però sanno esprimere molto bene ciò che sentono, e sanno trasmetterlo al pubblico mentre cantanti che applicano solo la tecnica sono carenti in espressività. E’ necessario quindi giungere al giusto mix delle due componenti, facendosi aiutare dalla tecnologia ove fosse necessario1. Tiziano Ferro ad esempio è un giovane artista dotato di una grande espressività e anche di un buon timbro vocale che deve però essere supportato dalla tecnologia per dare il meglio di sè. Nei suoi brani si nota la presenza di molta elettronica, dovuta sia al genere di musica che ha scelto di portare avanti, sia al suo timbro e modo di cantare. Lui è il cosiddetto “urlatore” vale a dire che raggiunge con facilità il registro acuto, ma è molte volte impreciso, e per questo motivo ricorre spesso all’uso di pitch shifter in grado di intonare al meglio i suoi acuti, e di harmonizer in grado di portare alla giusta intonazione quelle parti in cui è carente perché la voce è messa sotto sforzo.
La tecnologia ha fatto da serva anche ad una soprano inglese di successo come Sarah Brightman. I suoi lavori possono essere considerati delle vere e proprie sperimentazioni su come in uno stesso brano può convivere l’impostazione canora lirica e quella leggera, mescolando in uno stesso brano l’aria tratta dalla “Wally” di Catalani “Ebben n’andrò lontano” con brani vocali moderni. La base musicale è completamente elettronica, ed è evidente l’uso della compressione per bilanciare al giusto livello di volume i suoi acuti con le parti da registro medio. Gli echi nel frattempo danno l’idea di una voce soave, quasi celestiale. In altri brani vengono usati chorus abbinati a riverberi tali da creare all’interno di uno studio di registrazione l’effetto di un coro all’interno di una grande cattedrale.
Nella cantante americana Mariah Carey si nota una evoluzione dell’utilizzo degli effetti parallela all’evoluzione del suo stile musicale. I suoi primi album la fecero conoscere al grande pubblico soprattutto per le “ballad” in essi contenuti. La sua voce, già limpida di natura, veniva accentuata dall’applicazione di riverberi e di echi. In più la compressione svolgeva, ma svolge tutt’ora, un ruolo fondamentale per poter equilibrare il suo registro potentissimo in grado di spaziare nell’arco di 5 ottave. Tutto per evidenziarne la sua perfetta intonazione e il suo timbro fuori dal comune, portato sempre a limiti estremi con una serie di acuti che la rendono inimitabile. Più di recente invece il suo stile è evoluto nell’R&B, con pezzi quindi più ritmati ed elettronici, all’interno dei quali le sue doti vocali sono esaltate anche senza l’utilizzo di effetti particolari, ma con chorus di varia natura e con il pitch shifter utilizzato non per migliorarne l’intonazione, ma per creare intervalli vocali di intonazione sempre diversi, a seconda dell’esigenza dei brani. Altre volte, invece, la sua voce viene sintetizzata e sembra che si inserisca anche nella base strumentale.
Ultimo e classico esempio di tecnologia al servizio del canto è quello della splendida voce di Andrea Bocelli: è nel suo interesse far sì che la sua voce non venga minimamente alterata o manipolata, perché dotato naturalmente di un timbro, un colore, una melodiosità vocale. Ciò che la tecnologia può fare per “servirlo” al meglio è di alzare la sua voce rispetto al suo volume naturale; il suo timbro è tanto potente e diretto nel registro acuto, quanto debole nel registro grave (questo è un po’ il difetto appartenente a tutti i timbri acuti), e a causa di ciò la sua voce trova delle evidenti difficoltà a “correre” (è questo il termine usato in gergo canoro) all’interno di grandi spazi, come i teatri. Ciò è dovuto alla carenza dei giusti armonici che hanno bisogno di essere sviluppati per un ascolto omogeneo, nei piano e nei forti, di una voce anche a grande distanza. Il lavoro che il fonico compie sulla voce di Bocelli è quello di registrare tutto senza cambiare niente, quindi senza equalizzare, senza aggiungere effetti e senza comprimere: deve soltanto estrapolare dal mixer il “fader” corrispondente alla voce del tenore e alzarlo rispetto alla musica di sottofondo, permettendo in questo modo di “servire” al meglio la sua splendida dote naturale.
Dott.ssa Gabriella Francia
1Ghilardini M., Dell’omogeneità timbrica e del colore vocale, http://mauroghilardini.splinder.com/post/5426516


